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LA CITTÀ PROIBITA [mercoledì 26 marzo – ore 21]

2025-03-26T22:00:21+01:0021 Marzo 2025|Archivio|

LA CITTÀ PROIBITA [da venerdì 14 marzo – ore 21]

Proiezioni

Mercoledì 26 marzo: ore 21,00

Titolo originale: La città proibita
Nazione: Italia
Anno: 2025
Genere: Thriller, drammatico, azione
Durata: 138 min
Regia: Gabriele Mainetti
Cast: Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Shanshan Chunyu, Luca Zingaretti
Produzione: Wildside, Goon Films, Vision Distribution, DCM Pictures, Quad
Distribuzione: PiperFilm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

La Città Proibita, il film diretto da Gabriele Mainetti, segue la storia del figlio di un ristoratore romano sommerso dai debiti, che è scomparso insieme alla sua amante, lasciando dietro di sé una serie di problemi da risolvere.
Il ragazzo, un giorno incontra una giovane straniera misteriosa, arrivata a Roma con l’unico scopo di ritrovare sua sorella scomparsa. Tra i due si crea un’inaspettata alleanza che li condurrà nel cuore oscuro della criminalità capitolina. Insieme, si ritroveranno costretti a lottare fianco a fianco contro i membri più spietati e senza scrupoli della malavita organizzata. Dovranno affrontare il rischio di essere uccisi dai delinquenti, mentre tra loro crescono la tensione e i pregiudizi dovuti alle differenze culturali.
Entrambi però, sono pronti a combattere fino all’ultimo in un’avventura senza esclusione di colpi, dove la sopravvivenza dipenderà dalla loro capacità di fidarsi l’uno dell’altra.

Trailer

Recensione

Laddove Lo chiamavano Jeeg Robot giocava con l’immaginario audiovisivo dei supereroi applicato alla romanità di margine, La città proibita si muove fra il Kung Fu movie, l’universo tarantiniano e la Roma multietnica.

La regia di Mainetti gestisce con destrezza le scene di azione e si confronta alla pari con i più elevati standard di professionalità del cinema internazionale, in particolar modo quello statunitense (più che quello dell’Estremo Oriente), e la fotografia di Paolo Carnera è come sempre impeccabile.

Quello che lascia purtroppo a desiderare è invece la sceneggiatura, una sorpresa essendo il team di scrittura formato dalla formidabile coppia Stefano Bises-Davide Serino, insieme allo stesso regista. L’impalcatura della trama sembra più imperniata sui messaggi da comunicare che sulla fluidità del racconto, e i personaggi risultano fra loro slegati, appaiono e scompaiono all’interno della trama, come se le loro storie individuali faticassero ad integrarsi in una narrazione coesa. L’effetto è quello di un piatto (cino-romanesco) al quale hanno lavorato troppi cuochi attingendo a ricette diverse.

La caratterizzazione più interessante (benché prevedibile visto l’interprete) è quella di Annibale, cui Marco Giallini presta una dimensione dolente e smarrita che rende più articolato il personaggio, e Sabrina Ferilli dà la sua zampata d’attrice al ruolo di Lorena, che però appare privato di una scorrevole progressione narrativa. La stessa mancanza di continuità riguarda anche il personaggio di Mr. Wang (Chunyu Shanshan), più una maschera (etnica) che un essere umano a tutto tondo. L’unica continuità è fornita da Mei (Yaxi Liu, sorprendente sia come atleta che come interprete), che però vediamo quasi sempre in fase di combattimento alla Black Mamba, senza un approfondimento su una personalità che attraversa passaggi repentini (come la trasformazione in turista giuliva nella scena del giro in motorino).

È un peccato, perché il passaggio dalla Cina alla Piazza Vittorio delle bancarelle etniche sotto i portici (poi trasferite nel 2001 al vicino mercato coperto, che appare nel film in versione notturna) è interessante e farebbe sperare in una vera contaminazione fra i mondi, così come è interessante il mix di omaggi al cinema ambientati nella Città Eterna. Anche il commento musicale mescola brani celeberrimi di Mina e De Andrè, Patty Pravo e Tom Jones in cover cinesi, alle musiche (meno emotivamente coinvolgenti) di Fabio Amurri. Ma la buona riuscita richiede un amalgama di tutti gli ingredienti, invece che un semplice accostamento.

 Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

TIZIANO TERZANI: il vaggio della vita [3 aprile ore 21]

2025-04-04T22:34:28+02:0021 Marzo 2025|Archivio|

 

 

Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


27/03/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

TIZIOANO TERZANI: Il viaggio della vita

scarica il pressbook ufficiale in pdf]

E TU SLEGALO [giovedì 27 marzo – ore 21]

2025-03-28T09:27:12+01:0020 Marzo 2025|Archivio|

 

 

Una rassegna di Documentari su figure di speranza per questo nostro tempo dal titolo “Il coraggio di osare. Tre vie di speranza
dell’uomo nell’uomo”. Abbiamo il desiderio che il Carmine sia nuovamente un punto di riferimento spirituale e culturale non solo per la Chiesa locale ma anche per la nostra Città. La proposta di tre serate non ha la pretesa di essere esaustiva né di attendere un vasto pubblico; al contempo, però, vuole rivolgersi anche alla cittadinanza con quelle provocazioni che scuotono il torpore in cui molti si trovano a vivere. A partire dalle proiezioni dei documentari e con l’aiuto degli ospiti che abbiamo invitato, proveremo ad indagare dove si trova il coraggio
e la libertà di seguire la propria autenticità a partire dalle vite di:

FRANCO BASAGLIA: psichiatra direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi Trieste.
Eliminò la contenzione fisica e l’elettroshock; si deve a lui la chiusura dei manicomi e la legge 180/1978
“Legge Basaglia”. Da allora, al centro della cura del disagio mentale c’è la persona e la sua dignità

Liliana Vivoli interverrà raccontandoci la storia delle strutture psichiatriche imolesi e di come,
soprattutto in ambito infantile, certe scelte avessero anticipato la riforma di Basaglia.

TIZIANO TERZANI: giornalista e scrittore, inviato di guerra ed infine uomo di pace.
Alcuni tra i suoi scritti: “Lettere contro la guerra”, “Un indovino mi disse”, “Fine/Inizio”.

Il giornalista ed editorialista Alen Loreti (biografo di Terzani) intervisterà il regista Mario Zanot.

PAOLO DALL’OGLIO: il padre gesuita che ha creduto fortemente al dialogo e alla reciproca
compenetrazione della spiritualità islamica e cristiana a partire dalla ricostruzione del monastero
di Mar Musa in Siria. Incarcerato da DAESH e mai più tornato.

Francesca dall’Oglio, sorella di padre Paolo, e padre Jihad Youssef dal Monastero
di Mar Musa ci forniranno una chiave di lettura inedita.

 


27/03/2025 – ore 21,00

ingresso € 7,00

E TU SLEGALO

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BERLINO, ESTATE ’42 [da sabato 22 – ore 18,30]

2025-03-25T18:52:41+01:0018 Marzo 2025|Archivio|

Proiezioni

Sabato 22 marzo: ore 18,30
Domenica 23 marzo: ore 16,00

Titolo originale: In Liebe, Eure Hilde
Nazione: Germania
Anno: 2024
Genere: Storico, Drammatico
Durata: 2 h 4 min
Regia: Andreas Dresen
Cast: Liv Lisa Fries, Johannes Hegemann, Lisa Wagner, Alexander Scheer, Emma Bading
Produzione: Pandora Film Produktion GmbH, Leuchtstoff
Distribuzione: Teodora Film

 

 

 

 

 

 

 

Trama

Nel 1942, mentre l’esercito tedesco sta già affrontando le prime capitolazioni, a Berlino una giovane assistente medica Hilde Rake entra in un gruppo di oppositori al nazismo poi conosciuto come l'”Orchestra rossa”. Qui, in un’oasi di pace e felicità idealmente lontana dall’oppressione del regime, Hilde s’innamora di Hans Coppi e lo sposa. Dopo un’estate passata a fare attività clandestina (per lo più volantinaggio e tentativi di inviare lettere alle forze alleate), Hilde viene arrestata…

Trailer

Recensione

Un film necessario che ritrae un’esperienza di militanza dimenticata dalla storia. Ma rivivificata dal cinema.

Nel 1942, mentre l’esercito tedesco sta già affrontando le prime capitolazioni, a Berlino una giovane assistente medica Hilde Rake entra in un gruppo di oppositori al nazismo poi conosciuto come l'”Orchestra rossa”. Qui, in un’oasi di pace e felicità idealmente lontana dall’oppressione del regime, Hilde s’innamora di Hans Coppi e lo sposa. Dopo un’estate passata a fare attività clandestina (per lo più volantinaggio e tentativi di inviare lettere alle forze alleate), Hilde viene arrestata dalla Gestapo e interrogata. In carcere darà alla luce un figlio, e sarà giustiziata poco dopo. Cosa resta del suo esempio?

Non sono molti i film che trattano il tema della resistenza interna al nazismo, perduta nella repressione del regime hitleriano e, almeno qui da noi in Italia, nell’oblio a cui la storia l’ha condannata.

Anni fa in Italia uscì La rosa bianca, un buon film d’impegno civile sulla vita di Sophie Scholl e del suo gruppo di oppositori (a cui anche McEwan ha dedicato pagine splendide nel suo ultimo romanzo “Lezioni”), impegnati soprattutto a diffondere volantini per sensibilizzare la popolazione tedesca durante la guerra. A quella esperienza rimandano inevitabilmente gli eventi storici raccontati in Berlino, estate ’42, che ricostruisce la vita e l’attivismo della coppia di antifascisti Hilde Rake e Hans Coppi, membri della cosiddetta Orchestra rossa. A narrarne la vicenda è il veterano regista Andreas Dresen, nato e cresciuto nella Germania dell’Est, dove le vicende dell’Orchestra rossa erano circondate da un alone quasi mitologico, ma forse proprio in reazione a una simile narrazione capace di utilizzare il suo consueto stile impressionista (con immagini che del passato ricostruiscono soprattutto gli attimi, i dettagli, più che i grandi eventi) e raccontare in tono minore un’esperienza che vale soprattutto per il suo esempio, più che per i risultati raggiunti.

La sceneggiatura di Laila Stieler coglie bene, infatti, il divario fra la passione dei protagonisti (i coniugi Coppi e il loro gruppo) e il successo della loro azioni (di tutti i messaggi che il gruppo rischiò la vita di mandare all’estero, uno solo arrivò a destinazione, a Mosca), così come la paradossale spensieratezza dei membri dell’Orchestra rossa e l’effettivo pericolo criminale che affrontavano.

Nella prima parte del film, a partire dall’interrogatorio di Hilde che ripercorre liberamente il passato della donna, Dresen ricostruisce le azioni dell’Orchestra rossa e immerge il film in atmosfere dai toni idilliaci, quasi come se i personaggi non capissero in quale mondo vivano, tra l’incoscienza e la proiezione nel futuro, o il regista volesse intelligentemente accomunare la gente comune agli uomini di potere in una rappresentazione della realtà tedesca dell’epoca che aggira gli stereotipi sul nazismo e porta dentro un grande romanzo stratificato e ambiguo, in cui l’enormità del male è così pervasiva da farsi invisibile.

La qualità migliore del film (presentato a Berlino) è la finezza con cui mette in scena la “normalità” della vita sotto un regime, avvicinandosi alla complessità di anni fa, portata ai massimi livelli dal primo Heimat di Reitz. Di contro, con l’avvicinarsi dell’arresto dei Coppi, la fotografia da luminosa si fa cupa, addensando le ombre e i grigi, e porta a una parte finale che mostra in maniera classica soprattutto il destino tragico di Hilde, arrestata all’ottavo mese di gravidanza, costretta a partorire in prigione e poi decapitata nel 1943. Ma quando l’attrice Liv Lisa Fries si muove con un vestito rosso fuoco nel carcere in cui è detenuta, da una semplice apparizione si percepisce la forza della sua esistenza e di conseguenza la necessità di questo film.

Berlino, estate ’42 è un ritratto dolce e malinconico di un’esperienza di militanza dimenticata dalla storia ma rivivificata dal cinema. In particolare, Dresen trasforma la cronaca storica nell’elegia di una donna indomita, spaventata e per questo umanissima, confermandosi autore capace di comporre ritratti femminili di notevole impatto, dopo Una mamma contro G.W. Bush. Nell’incontro tra storia e finzione, il regista sa fare del solido cinema drammatico, trasformando un episodio minore in un monito universale sulla necessità di resistere contro un potere abnorme.

Roberto Manasserowww.mymovies.it

Prezzi

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IL SEME DEL FICO SACRO [da venerdì 21 febbraio – ore 21]

2025-03-03T21:22:54+01:0019 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 26 febbraio: ore 21,00
Venerdì 28 febbraio: ore 21,00
Domenica 2 marzo: ore 15,30

Titolo originale: The Seed of the Sacred Fig
Nazione: Iran
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 2 h 37 min
Regia: Mohammad Rasoulof
Cast: Soheila Golestani, Missagh Zareh, Setareh Maleki, Mahsa Rostami, Niousha Akhshi, Reza Akhlaghirad, Shiva Ordooie
Produzione: Run Way Pictures, Parallel45
Distribuzione: Lucky Red con Bim Distribuzione

 

 

 

 

 

 

Trama

Il Seme del Fico Sacro, film diretto da Mohammad Rasoulof, è ambientato a Teheran, dove i festeggiamenti per la promozione di Iman a giudice istruttore del Tribunale della Guardia Rivoluzionaria coincidono con il movimento di protesta popolare a seguito della morte di una giovane donna.
Iman è alle prese con il peso psicologico del suo nuovo ruolo. Mentre le sue figlie, Rezvan e Sana, sono scioccate e, allo stesso tempo, elettrizzate dagli eventi, la moglie Najmeh cerca di fare del suo meglio per tenere insieme la famiglia.
Quando Iman scopre che la sua pistola d’ordinanza è sparita, sospetta delle tre donne. Spaventato dal rischio di rovinare la sua reputazione e di perdere il lavoro, diventa sempre più paranoico e inizia, in casa propria, un’indagine in cui vengono oltrepassati tutti confini, uno dopo l’altro…

Curiosità

Candidato agli Oscar 2025 come Miglior Film internazionale e vincitore del Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes 2024.

Il regista è stato attaccato dal governo della Repubblica Islamica dell’Iran, che l’anno scorso gli ha impedito di recarsi al Festival di Cannes, dove era stato invitato a far parte della giuria di Un certain Regard. Gli è stato confiscato il passaporto dalle autorità iraniane dopo aver presentato A Man of Integrity a Telluride Film Festival, negli USA, ed è stato condannato al carcere (è la terza pena detentiva che sconta in Iran). Dopo mesi di detenzione, è stato rilasciato a causa delle sue condizioni di salute.

Trailer

Recensione

Una famiglia alle prese con un sfaldamento della quiete domestica, proprio mentre l’Iran sta vivendo le proteste della rivoluzione femminile contro il regime. Niente più metafore, Rasoulof regala un dramma dritto contro il cuore della dittatura. La recensione di Mauro Donzelli.

Ormai non ci sono più metafore, si va dritti contro il regime iraniano, a sostengo di una rivoluzione che nasce dalle donne e all’interno di ogni nucleo familiare, con la speranza che travolga la cieca dittatura patriarcale dei mullah. Difficile prescindere da quanto accaduto al di fuori del suo ultimo set e del grande schermo a Mohammad Rasoulof, fra i migliori autori iraniani, che dopo aver concluso il montaggio di The Seed of the Sacred Fig è fuggito dal paese per presentarlo in concorso al Festival di Cannes, dopo una condanna folle a otto anni di prigione, con tanto di frustate annesse. Perché è da anni, da una carriera, che Rasoulof è un artista sul filo della vendetta del regime per i suoi film, come il precedente, Il male non esiste, splendido racconto in quattro episodi sulla pena di morte in Iran, per cui gli venne vietato di lasciare il paese, e quindi di ritirare l’Orso d’oro vinto a Berlino nel 2020.

Ma prima di tutto, The Seed of the Sacred Fig, è un ottimo esempio di cinema fra dramma e paranoia, lungo quel crinale scosceso in cui facilmente piccole situazioni apparentemente marginali possono portare una famiglia a deragliare completamente, portando con sé una figura patriarcale che evidentemente rappresenta anche il sistema di potere dei mullah, paranoico e chiuso all’esterno, lontano da ogni esigenza e richiesta di un popolo giovane e vitale, sempre più stufo di accettare imposizioni che restringono la sfera di ogni libertà, privata e ancora più pubblica. Se il nucleo di prima organizzazione di ogni società è la famiglia, Rasoulof racconta di un padre, di una madre e moglie e delle tre giovani figlie, impegnate fra scuola superiore e università.

Un’apparente lieta notizia, da festeggiare, come la promozione del patriarca a un ruolo da inquirente nel sistema giuridico iraniano, anticamera della promozione a giudice, coincide con l’esplosione della rivoluzione Donna, vita, libertà. Occasione per rendere partecipi le figlie del suo lavoro, prima tenuto segreto, mentre le giovani vivono la tensione per strada e nella loro quotidianità, sempre meno disposte a seguire le regole della casa rigide e perfettamente allineate con il regime. Basta la sparizione della pistola del padre per scatenare una paranoia sempre più irragionevole, mentre la svolta di carriera – con casa e benefit economici inclusi – sembra a rischio. Il suo ruolo pubblico, di fatto solo da imbratta carte e boia pronto a mettere una firma su condanne già altrove decise, sembra incrinarsi in una piccola rivolta domestica, fino a una resa dei conti da thriller pieno di suspence, in un contesto suggestivo e antico come la storia della Persia.

Rasoulof fa ampio uso delle immagini prese dai social delle tante dimostrazioni di immenso coraggio di donne in tutto l’Iran, pronte ad accompagnare una presa di consapevolezza delle due ragazze, nel momento in cui i fatti non vengono più rilanciati a cena o dalle televisioni del regime, ma sono sotto i loro occhi. Si rendono conto che chi viene picchiata e arrestata è la gioventù comune, non trattandosi certo di facinorose criminali. The Seed of the Sacred Fig prosegue come un viaggio a spirale, generando una tensione da thriller di classe, mentre si stringe lo stomaco a vedere un coraggio nella ribellione in cerca di libertà che non rimane certo confinata sullo schermo, ma genera un corto circuito emotivo con quanto accade nel dramma della realtà. Non è forse il miglior film di Rasoulof, ma sicuramente è il più politico e coraggioso.

Mauro Donzelli – www.comingsoon.it

Prezzi

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BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

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NOI E LORO [mercoledì 5 marzo – ore 21]

2025-03-05T22:44:12+01:0018 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 5 marzo: ore 21,00

Titolo originale: Jouer avec le Feu
Nazione: Francia
Anno: 2024
Genere: Drammatico
Durata: 1 h 58 min
Regia: Delphine Coulin, Muriel Coulin
Cast: Vincent Lindon, Sophie Guillemin, Benjamin Voisin, Stefan Crepon, Édouard Sulpice, Franco Provenzano, Arnaud Rebotini
Produzione: Curiosa Films, Felicita Films
Distribuzione: I Wonder Pictures

 

 

 

 

 

Trama

Pierre, ferroviere cinquantenne, ha cresciuto i due figli da solo.
Louis e Fus sono molto diversi tra loro. Louis è il minore, ama studiare e dopo il diploma parte per frequentare la Sorbona di Parigi. Fus invece, non ha mai avuto grandi risultati a scuola ed è sempre stato affascinato dalla violenza e dal potere. Questa sua indole lo ha portato ad unirsi a gruppi di estrema destra, andando contro i valori di suo padre.
Il ragazzo tende a chiudersi in se stesso e tra lui e Pierre si crea una distanza che con il tempo si trasforma in conflitto e incomprensione…

Curiosità

Il film è stato presentato in concorso al Festival di Venezia 2024, vincendo il Premio Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Vincent Lindon, attore protagonista della pellicola.

Trailer

Recensione

Un’opera attuale sulla difficoltà, o addirittura impossibilità, di un dialogo. Vincent Lindon sempre una garanzia.

Pierre è un ferroviere cinquantenne che sta crescendo da solo, dopo la morte della moglie, i due figli. Louis, il minore, ha finito gli studi superiori e può lasciare Villerupt per studiare nella non economica Parigi. L’altro, Fus, gioca a calcio, ha una competenza da metalmeccanico e si sta pericolosamente avvicinando a gruppi di estrema destra dei quali condivide le idee e le modalità di azione. Pierre ha tutt’altri ideali e si trova in difficoltà a gestire il rapporto con il figlio.

Delphine e Muriel Coulin scrivono e dirigono un film in cui il femminile è solo apparentemente assente.

Non c’ è un solo personaggio femminile che abbia rilievo in questo film. Questo vale da un punto di vista relativo alle presenze. Perché invece c’è un’assenza che pesa sul nucleo familiare. È quella di una moglie/madre scomparsa prematuramente lasciando tre figure maschili (due delle quali in crescita) a convivere e a confrontarsi.

C’è un elemento che assume valore simbolico in un film in cui il protagonista viene mostrato più volte al lavoro. In particolare in un’immagine in cui avanza, con torcia in mano, di notte, sui binari dell’area ferroviaria presso cui è impiegato. Il buio ideologico che sta progressivamente avvolgendo Fus potrebbe essere vinto dalla fiamma degli ideali che il padre ha sempre sostenuto (anche se ora non è più in prima linea) offrendo ai propri figli dei binari che credeva potessero impedire deragliamenti. Non è andata così ed ora Pierre si trova a dover gestire la relazione con un figlio che continua ad amare ma del quale respinge amicizie e comportamenti.

Vincent Lindon (un nome che costituisce una garanzia di serietà di scelte nel cinema francese) dà al suo personaggio tutte le caratteristiche di un padre che scopre di essere impotente dinanzi a sirene ideologiche e a slogan di facile presa che aprono tra Pierre e Fus varchi sempre più incolmabili.

È un film sulla difficoltà, quando non è addirittura impossibilità, di un dialogo che vede entrare, nella naturale dinamica della necessità di distacco dalle figure parentali propria dell’adolescenza, il veleno di un’ideologizzazione pervasiva che vede l’altro non come avversario con cui dibattere ma piuttosto come nemico da sconfiggere. Anche quando si tratta del proprio genitore al quale non si è smesso, seppure in modo estremamente confuso, di voler bene.

In questo contesto la figura di Louis, il fratello minore, avrebbe potuto risultare di semplice contorno. Invece viene cesellata con cura mostrando al contempo vicinanze e distanze, sia con il fratello che con il padre, a cui è difficile offrire sempre una conciliazione.

Si tratta di un’ulteriore riprova della capacità del cinema d’Oltralpe di affrontare, con partecipazione non disgiunta da verosimiglianza, tematiche sociali di stretta attualità senza trasformarle in pamphlet o in melodrammi a tinte fosche.

Giancarlo Zappoli – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
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_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
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TUTTO IL TEMPO CHE ABBIAMO [da venerdì 7 febbraio]

2025-02-17T13:56:56+01:0010 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 12 febbraio: ore 21,00
Venerdì 14 febbraio: ore 21,00
Domenica 16 febbraio: ore 18,30

Titolo originale: We live in time
Nazione: Italia
Anno: 2025
Genere: Drammatico, Sentimentale
Durata: 1 h 48 min
Regia: John Crowley
Cast: Florence Pugh, Andrew Garfield, Adam James, Aoife Hinds, Marama Corlett, Nikhil Parmar, Heather Craney, Kevin Brewer
Produzione: Film4, StudioCanal, SunnyMarch
Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

 

 

 

Trama

We Live in Time – Tutto il tempo che abbiamo, il film diretto da John Crowley, racconta una storia d’amore divertente, coinvolgente e ricca di emozioni tra Tobias e Almut (Andrew Garfield e Florence Pugh). Leii è un’aspirante chef che sta costruendo la sua carriere, lui è appena uscito da storia difficile, ma il loro incontro fortuito, un incidente, cambierà per sempre le loro vite. Si innamorando perdutamente, costruiscono la casa dei loro sogni e diventano una famiglia, ma dagli scatti di queste fasi del loro amore emerge una verità che metterà a dura prova la loro relazione. Tobias e Almut decidono di intraprendere un percorso…

Trailer

Recensione

Una storia romantica lungo dieci anni di vita fra l’innamoramento e una malattia che sconvolge la quotidianità. Senza perdere in leggerezza We Live in Time commuove anche grazie a due protagonisti splendidi come Florence Pugh e Andrew Garfield. Mauro Donzelli.

Una storia d’amore, in dieci anni. Una famiglia che si costruisce a partire da un primo sguardo, dopo un incontro casuale, sviluppandosi fra gli alti e bassi di una coppia alle prese con le sfide della vita. È questo il viaggio di un film che fin dal titolo sceglie una semplicità che non nega una rappresentazione onnicomprensiva. Visto che, come ha detto la protagonista, Florence Pugh, il film racconta della cosa più semplice, del fatto che “siamo qui per una ragione sola: amare ed essere amati”. E di amore ce n’è tanto, in questo film diretto dal regista che ama dividersi fra cinema e teatro, l’irlandese John Crowley, già narratore dell’emigrazione dal suo paese all’America in Brooklyn, con Saoirse Ronan. È un altro autore teatrale, Nick Payne, già candidato ai Tony e al Laurence Olivier Award, ad aver scritto la sceneggiatura, al tempo stesso molto classica e profondamente contemporanea, di We Live in Time.

Muovendosi costantemente e senza forzature fra tre momenti principali della storia d’amore fra Almut (Florence Pugh) e Tobias (Andrew Garfield), una chef giovane ma già molto apprezzata e in costante ascesa, dalla tempra e un carattere deciso, capace di condividere emozioni più con i suoi piatti, e un rappresentante di un colosso inglese dei cereali per la colazione, segnato da un divorzio, con una tenerezza schiva alimentata da un viso pronto ad aprirsi alla commozione e un forte desiderio di paternità. Un incontro casuale fa conoscere questi due personaggi, che sembrano assumere le caratteristiche con cui i due interpreti sono più conosciuti dal pubblico ed entrano dopo poche battute nel cuore di chi guarda. Due magnifici attori, non sappiamo se definirle star, ma sicuramente confermano come un genere spesso sottovalutato come la commedia romantica, seppure ibridata con il melodramma e il cancer movie, possa spiccare il volo solo se sostenuto da due interpreti di livello assoluto, come dimostrano di essere in We Live in Time Florence Pugh e Andrew Garfield.

Un genere di cui abbiamo o meglio avremmo bisogno, nobilitato per alcuni decenni dalla creatività britannica con arguzia e stile, ormai dalla linfa in via di esaurimento, a cui sembra che a Hollywood, ma anche nelle realtà indipendente, nessuno creda più. Eppure basti pensare quanti film diventati eterni evergreen, a cui tutti siamo legati, rispondano proprio a queste caratteristiche.

Sulla carta, e a una lettura della trama più o meno sbrigativa, sembrerebbe uno di quei film da affrontare con fazzoletti in quantità. E non c’è dubbio che l’emozione colpisca, ma lo fa senza scadere nel patetico e con una leggerezza diffusa che consente di interiorizzare gli scossoni senza danni superiori al consentito, senza sentirsi usati, anche grazie a una struttura narrativa molto efficace che alterna montagne russe emotive, una risata e il disincanto dopo un picco drammatico, pur con qualche momento più convenzionale verso la fine. Se ultimamente si tende a raccontare momenti di apparente normalità, evitando le cosiddette scene madri, qui il ricordo selettivo dell’ipotetica memoria di un amore vissuto propone momenti chiave che non sembrano esserlo, soprattutto per la natura timida e un po’ goffa di lui e superficialmente rigida e strafottente di lei.

Una struttura fra About Time e 500 giorni insieme, con un gioco di specchi fra eventi che rompono con la normalità precedente e le conseguenze sui personaggi, mantenendo un tono mai eccessivamente enfatico, nonostante la drammaticità nello scandirsi di tempo che scorre insieme alla malattia. Il tutto curando un’estetica piacevole, una morbidezza nei volti e nei toni, fra il ristorante di lei, l’appartamento in città con tipico bow-window e il casolare in campagna – so british – in cui la famiglia aumentata di numero con la nascita di una figlia, tanto discussa e poi attesa, finisce a vivere. We Live in Time riduce in frantumi fin dalla prima scena le nostre difese emozionali e ci coinvolge ai limiti dell’intontimento partecipato per buona parte del suo sviluppo, con tanto di sorrisetto partecipe. Due protagonisti di cui ti innamori e che ti entrano nel cuore, capaci di comunicare col viso più che con le parole un’amore puro e ostico, con una sincerità implacabile come la dittatura del tempo che segna le nostre vite.

Mauro Donzelliwww.comingsoon.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

AMICHE ALLE CICLADI [mercoledì 19 febbraio – ore 21]

2025-02-19T23:11:28+01:0010 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Sabato 15 febbraio: ore 21,00
Domenica 16 febbraio: ore 16,30
Domenica 16 febbraio: ore 21,00
versione originale sottotitolata in italiano
Mercoledì 19 febbraio: ore 21,00

Titolo originale: Two Tickets To Greece
Nazione: Francia, Grecia, Belgio
Anno: 2022
Genere: Commedia
Durata: 1 h 51 min
Regia: Marc Fitoussi
Cast: Laure Calamy, Olivia Côte, Kristin Scott Thomas, Alexandre Desrousseaux
Produzione: Avenue B Productions, Vito Films, Blonde Audiovisual Productions
Distribuzione: Movies Inspired

 

 

 

 

 

Trama

Blandine e Magalie  quando erano adolescenti erano amiche inseparabili.
Con il passare del tempo, però, le due si sono perse di vista, ma il destino farà sì che le loro strade si incrocino di nuovo.
Dopo il loro incontro da adulte, le due donne decidono di fare insieme quel viaggio che hanno sempre sognato. La meta prescelta è la Grecia con le sue isole, il mare e i panorami soleggiati, ma di certo non tutto filerà liscio. Le due ex amiche, infatti, si renderanno conto che non solo il loro rispettivo approccio alle vacanze è cambiato, ma che adesso è diverso anche il loro modo di affacciarsi alla vita…

Trailer

Recensione

Amiche alle Cicladi, un road movie sopra le righe. Per trascorrere qualche ora con leggerezza.
Marc Fitoussi guarda alle sue protagoniste con gentilezza e affetto, pur rimando in superficie. Laure Calamy è l’anima del film. Da giovedì 13 febbraio al cinema.

La neocinquantenne Blandine è stata lasciata dal marito per una donna che ha quasi l’età di suo figlio, il ventenne Benji, che a sua volta sta andando a condividere un appartamento con dei coetanei. Benji è preoccupato per sua madre, che è appena riemersa da una fare depressiva durata già un paio d’anni, e quando scopre che Blandine aveva un’amica del cuore, Magali, durante gli anni dell’adolescenza, il ragazzo si adopera per far rincontrare le amiche, e addirittura si fa sostituire da Magali per un viaggio che lui e la madre avevano pianificato verso la Grecia. Quel che Benji non sa è che le due amiche avevano a suo tempo litigato a morte, e ora Blandine non sopporta Magali, troppo esuberante, sfacciata e rumorosa (tanto che il suo soprannome è “acufene”). Per di più Magali è senza un soldo e per risparmiare caccia Blandine in un mare di guai, proprio nel posto in cui il mare è uno spettacolo.

Amiche alle Cicladi è una sorta di road movie che attraversa la Grecia in barca, in traghetto e a piedi, saltellando fra Kerinos, Mikonos e Amorgos, le isole dell’arcipelago del titolo.

L’idea è quella della strana coppia, perché Blandine è timida, impacciata e un po’ bacchettona, una ex pattinatrice finita a fare il tecnico di radiologia, ovvero tutto l’opposto della vulcanica Magali, che invece vuole vivere da eterna freelance e fare la giornalista musicale, e rimorchia qualunque uomo le si palesi davanti. Ma poiché Blandine ha perso il sorriso forse la presenza di Magali, che invece ride sempre (anche quando non ha poi tanto da ridere) potrebbe servire a smuoverla dalla palude stagnante in cui rischia di annegare. L’incontro con una terza anima ribelle, l’inglese Bijou, completerà il terzetto di donne non più giovanissime ma molto vitali, compresa la non più sorridente Blandine.

La sceneggiatura è esile e piuttosto convenzionale, ma a poco a poco la storia trova una strada più interessante nel passare attraverso inaspettati momenti di malinconia e di paura delle protagoniste. Per il resto è tutto un po’ sopra le righe e già visto, e c’è una certa condiscendenza verso le donne single apparentemente sempre a caccia di avventure.

Marc Fitoussi, regista e autore della sceneggiatura, guarda però alle sue protagoniste con gentilezza e affetto, pur rimando in superficie nel tratteggiare personaggi femminili un po’ scontati. Laure Calamy è come sempre l’anima del film, anche se qui appare un po’ troppo fastidiosamente giuliva (ma si riscatterà in un finale davvero tenero). Ed è commovente assistere al ritorno sul grande schermo di Kristin Scott Thomas nei panni di Bijou, con una sontuosa chioma candida e i 64 anni portati senza ritocchi.

La parte più bella è naturalmente quella Grecia estiva incontaminata e miracolosamente non assediata dai turisti (che d’estate sappiamo essere ovunque, a Mykonos e dintorni). Per il resto Amiche alle Cicladi è una fantasia per il pubblico molto specifico delle coetanee delle protagoniste che potrebbero voler trascorrere un pomeriggio al cinema “scegliendo la leggerezza”.

Paola Casella – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

BIGLIETTO OMAGGIO

ACCOMPAGNATORE DI PORTATORE DI HANDICAP
BAMBINI fino a 3 anni
POSSESSORI DI TESSERA DEGLI ESERCENTI SALA CINEMATOGRAFICA (AGIS-ACEC, AGIS-ANEC, ANEM..)
POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

IL MIO LUCA [giovedì 6 marzo ore 20:45]

2025-03-06T23:04:23+01:0010 Febbraio 2025|Archivio|

Sampdoria e Juventus unite nel ricordo di Gianluca Vialli. Tanti tifosi, amici, ex campioni, appassionati di calcio si daranno appuntamento alle 20:45 di mercoledì 5 al cinema in Pedagna (adiacente alla chiesa di Nostra Signora di Fatima) e giovedì 6 marzo al Teatro cinema Don Fiorentini per uno spettacolo unico nel suo genere.

L’attore Andrea Carlini, reduce dai successi di Zelig, genovese e sampdorianiano fin dalla nascita, metterà in scena un monologo in cui racconta le gesta calcistiche assieme ai valori umani e sportivi dell’indimenticato Gianluca Vialli, ex giocatore di Cremonese, Sampdoria, Juventus, Chelsea e Nazionale.

Biglietto unico per i due spettacoli a 20 euro. In Pedagna (via Vivaldi 70) sarà possibile comprare il biglietto solo la sera stessa, mentre per il Teatro cinema Don Fiorentini (via Marconi 31/a) è possibile acquistare il biglietto anche on line su www.liveticket.it/donfiorentini

Le serate sono organizzate dal Sampdoria Club Imola “Moreno Mannini” nel decimo anniversario della sua fondazione, dallo Juventus Club Imola giunto a festeggiare 60 anni di vita, dall’associazione Orgoglio imolese e dall’associazione Valori & Vita.

Gli organizzatori ringraziano di cuore gli sponsor Centro Copie Molinella e La Gioielleria per aver contribuito alla realizzazione della serata.

MICKEY 17 [da venerdì 7 marzo – ore 21]

2025-03-19T21:33:53+01:008 Febbraio 2025|Archivio|

Proiezioni

Mercoledì 12 marzo: ore 21,00

Sabato 15 marzo: ore 18,30
Domenica 16 marzo: ore 21,00
versione originale sottotitolata in italiano

Titolo originale: Mickey 17
Nazione: USA, Gran Bretagna
Anno: 2024
Genere: Sci-Fi, Avventura, Drammatico
Durata: 2 h 19 min
Regia: Bong Joon-ho
Cast: Robert Pattinson, Naomi Ackie, Steven Yeun, Toni Collette, Mark Ruffalo
Produzione: Warner Bros
Distribuzione: Warner Bros Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

Trama

L’improbabile eroe Mickey Barnes si ritrova nella particolare circostanza di prestare servizio ad un titolare che esige l’impegno definitivo sul lavoro… ovvero morire, per vivere. E’ infatti un impiegato usa e getta, un “sacrificabile” della sua azienda, mandato in avanscoperta sul pianeta ghiacciato Niflheim per la futura colonizzazione. Ogni volta che una replica di Mickey muore, viene rigenerato un nuovo clone, attraverso una stampante 3D, che contiene i suoi ricordi intatti…

Trailer

Recensione

L’opera più imponente di Bong Joon-Ho che continua a non avere eguali nel saper creare grandi momenti di cinema.

Nel 2054, la mancanza di opportunità sulla Terra spinge le masse al pellegrinaggio interstellare, che inevitabilmente vuol dire sfruttamento da parte di potenti demagoghi al comando di queste spedizioni. Uno di loro è Kenneth Marshall, politico fallito in cerca di una nuova era per l’umanità su un pianeta inospitale abitato da strane creature. Per sfuggire a dei pericolosi usurai, Mickey Barnes accetta di imbarcarsi sull’astronave firmando un contratto da expendable, tuttofare destinati a morire ripetutamente grazie a una tecnologia che consente di “ristampare” un corpo all’infinito mantenendone la coscienza.

Tale era stato l’impatto culturale e cinematografico di Parasite che non sembrano sei gli anni che lo separano dal ritorno di Bong Joon-Ho con Mickey 17.

Nell’adattare un romanzo di Edward Ashton, Bong si confronta con la sua produzione finora più imponente, un’enorme giostra sci-fi che ha il merito di saper essere strana e bizzarra in un panorama sempre più omologato. Al tempo stesso, come accade per tanti maestri del cinema internazionale, il passaggio ai grandi budget e alle star anglosassoni finisce per creare un effetto “parco giochi” che attenua la verve originale del regista e lo porta a ripetersi.

C’è dunque tanto del Bong che conosciamo nella plastica e propulsiva baraonda spaziale di Mickey 17: le disuguaglianze sociali di Snowpiercer, le simpatiche creature digitali come in Okja, una galleria sempre più barocca di villain in pieno delirio di potere (stavolta Toni Collette e Mark Ruffalo, nei panni di un riuscito Trump di quart’ordine che si crede condottiero del nuovo mondo). C’è anche, ovviamente, Robert Pattinson che si sdoppia nei ruoli di Mickey 17 e 18, due delle sue tante copie sacrificabili che dovrebbero alternarsi in seguito alla morte ricorrente ma che qui si sovrappongono nella loro diversità – soprattutto la voce, con un lavoro notevole sul numero 17 non per la prima volta nella carriera dell’attore – e si troveranno al centro della rivoluzione.

Benché il gancio della storia risieda nella gag della “morte di routine” (il povero Mickey è così abituato a finire cadavere nel fuoco che i cruenti e fantasiosi decenni finiscono per venirgli a noia), il dispositivo non diventa mai un vero e proprio motivo filmico in stile Edge of Tomorrow. Bong è più interessato a rompere il sistema che ad ammirarlo in funzione, e i suoi temi abituali di ambientalismo, bene comune e ribellione di fronte alle ingiustizie richiedono esplosività sovversiva.

La capacità del regista di creare momenti di cinema, complici gli impeccabili valori produttivi degli effetti speciali e della fotografia di Darius Khondji, continua ad avere pochi eguali. Lo stesso può dirsi del suo gusto peculiare a livello di tono, sospeso tra il grottesco, la commedia e il drammatico in quella che è ormai una sorta di firma personale: mai troppo assurdo da minare il pathos, né pienamente addentro al linguaggio convenzionale del genere sci-fi declinato all’hollywoodiana.

Il problema casomai è Bong stesso e il suo universo già esistente, così ricco e vivido, che dopo Snowpiercer è sempre sembrato un po’ asfittico al di fuori del fenomeno Parasite. Chissà che la strada giusta non sia quella di un ritorno sulla Terra per uno dei registi sinonimi con l’epoca dorata del cinema coreano.

Tommaso Tocci – www.mymovies.it

Prezzi

BIGLIETTO INTERO € 7,50
BIGLIETTO RIDOTTO € 6,00

_ BAMBINI e RAGAZZI da 4 a 24 anni
_ ADULTI da 65 anni in su
_ PORTATORI DI HANDICAP
_ GIORNALISTA, dietro presentazione di tesserino
_ MILITARI
_ TITOLARI tessera ANEC – UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo)
_ il MERCOLEDÌ (escluso festivi e prefestivi, e nel giorno di uscita di un film): per TUTTI
_ il VENERDÌ (escluso festivi e prefestivi) per i soci i possessori di:
a) tessera “Vieni al cinema” con di foto di riconoscimento oppure senza foto purché accompagnata da tessera dell’Ente
b) tessera ACI (Automobile Club d’Italia)
c) card Cultura Area Metropolitana di Bologna
d) tesserati Azione Cattolica (adulti, giovani e giovanissimi)

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POSSESSORI DI TESSERA ‘EUROPA CINEMAS’

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